ARCHIVIO: Caso Pinochet, Isabella Allende parla di Democrazia in Cile

ARCHIVIO: Caso Pinochet, Isabella Allende parla di Democrazia in Cile

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By Ministerio de Relaciones Exteriores de Chile. [CC BY 2.0 cl (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/cl/deed.en)], via Wikimedia Commons
By Ministerio de Relaciones Exteriores de Chile. [CC BY 2.0 cl (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/cl/deed.en)], via Wikimedia Commons

Intervista di F.SCARDOVI
Foto del Ministerio de Relaciones Exteriores de Chile. [CC BY 2.0 cl (Creative C)], via Wikimedia Commons

LONDRA – Isabel Allende è una donna compromessa. Il suo compromettersi è letteratura, è popolo ed è donna. A Londra in questi giorni, ha presentato il suo ultimo libro, «La figlia della fortuna». La presentazione del libro ha coinciso con la polemica e la decisione da parte del governo inglese di concedere la liberazione del generale Augusto Pinochet. Durante la visita, molto commentata dai media inglesi, Isabel Allende ha tenuto una conferenza stampa al Royal Queen Hall, dove giornalisti e spettatori aspettavano ansiosi alcune sue dichiarazioni sul futuro politico del Cile.

_ Secondo lei, cosa accadrà in Cile dopo la vittoria dei socialisti?
_ «Spero sia possibile una maggiore apertura democratica. Nonostante la vittoria dei socialisti, in Cile c’è una democrazia condizionata e controllata dalla destra».
_ A cosa si riferisce quando parla di una democrazia condizionata?
_ «Penso semplicemente ai senatori nominati da Pinochet che ancora siedono in Parlamento».
_ In Spagna si affaccia la possibilità di riformare la costituzione. Lei crede che in Cile avverrà la stessa cosa?
_ «Effettivamente il mio paese ha bisogno di una costituzione che metta d’accordo tutti i cileni». _ Com’è la costituzione di oggi?
_ «In questo momento abbiamo una costituzione imposta dal governo militare e non ho paura a dire che un buon settanta per cento dei cileni la cambierebbe subito».
Pensa che il presidente Lagos possa fare qualcosa al riguardo? «Non solo lo credo, ne sono convinta». _ Crede che la presidenza del signor Lagos cambierà molto la vita economica e politica del Cile?
«Il sistema economico rimarrà identico, in compenso ci sarà una maggiore preoccupazione in campo sociale».
_ Il rientro del generale Pinochet potrebbe condizionare i cambiamenti di cui parla?
«Non saprei dirle se e quale sarà la forma di condizionamento».
_ E stata positiva, per la democrazia cilena, la lontanza del generale durante la campagna elettorale? «Politicamente si è aperta una finestra. In Cile ora si respira più liberamente».
_ Può essere più chiara? «Il Cile sta scoprendo una nuova libertà di stampa. Tanti libri hanno visto la luce con l’assenza di Pinochet».
_ E vero che ha presentato una lettera al ministro degli Esteri inglese? «Sì è vero. Ma la lettera non è solo mia. E firmata anche da altri intellettuali».
_ Cosa chiede al ministro Straw? «Chiediamo che renda pubblico il certificato medico per il quale il governo britannico afferma che il generale Pinochet può essere liberato».
_ Cosa si guadagnerà con il processo del generale? «Si potrà rendere chiara la verità su quello che accadde. Esporre la verità significa riconoscere la sofferenza di molte persone e significa anche onorare questa sofferenza».
_ Cosa pensa di quei cileni che sperano in una riconciliazione nazionale? «Se durante il processo a Pinochet non verrà fuori la verità non si potrà parlare di riconciliazione».
_ Come si è sentita il 10 ottobre 1998, quando ha saputo che il generale era stato fermato nel Regno Unito. «Fu una sorpresa tremenda. Francamente nessuno se lo aspettava. E’ stato come se il cielo si aprisse. Un miracolo. Una brutta sensazione durata venticinque anni è scomparsa in un istante».
_ Nel caso in cui il presidente Lagos chiedesse la sua collaborazione diretta o indiretta con il governo, accetterebbe? «Ricardo Lagos è un uomo molto intelligente e di certo non me lo chiederà. Intorno a sé ha persone molto più capaci di me».
_ Nei suoi libri incontriamo uomini e donne, amore, politica, cosa ci dice riguardo a questo? «Nei miei libri ci sarà sempre qualcosa riguardo alle donne, donne forti e amore. Sempre si troveranno grandi perdite, come ci sarà sempre una spiccata preoccupazione per l’aspetto sociale e politico. Ci sarà sempre anche un padre assente».
_ Lei che ha scritto un libro sulla lussuria, fa sogni erotici? «Le faccio una confessione. Dopo la morte di mia figlia sono caduta in uno stato di profonda depressione, sono stata tredici mesi senza scrivere niente. Poi un giorno ho deciso di ripartire allontanandomi completamente dal tema della morte e della sofferenza, e ho iniziato a scrivere di lussuria e gola. Ho girato per tutti i sexy shops di San Francisco e dopo qualche tempo sono ritornati anche i sogni erotici. Ricordo perfettamente il primo: mettevo Antonio Banderas sopra una tortilla messicana. Era completamente nudo. Il resto ve lo lascio immaginare. Una cosa posso dirla, invece. Quei sogni mi hanno salvata dalla depressione».
_ Come mai, una donna come lei non ha mai scritto niente su Salvador Allende? «C’è un processo di elaborazione interna che ti permette di star lontano dalle cose. Mi spiego: tutte le informazioni sulla “Casa degli spiriti” erano pronte dal 1973, mi è stato però impossibile metterle insieme fino al 1981. Solo in quel momento ho potuto scrivere un libro, solo allora ho acquistato la distanza necessaria».
_ Dobbiamo aspettarci un qualche lavoro su Pinochet? «Non penso proprio. Pinochet è un caso che preferisco lasciare agli storici. Io scrivo fiction».